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Cappotto termico: il mercato italiano è ancora arretrato


Ogni anno vengono applicati 17 milioni di metri quadrati di Sistemi di Isolamento Termico a Cappotto, a fronte di 56 milioni di unità abitative residenziali

Secondo dati Enea, il 50% del parco immobiliare italiano è stato costruito tra il 1946 e il 1981, e rappresenta la parte più energivora dell’intero patrimonio. Anche le nuove costruzioni, però, troppo spesso presentano livelli di consumo energetico inadeguati alle normative vigenti. 

Per colmare questo divario, non viene ancora fatto abbastanza. In base ai dati raccolti dal Centro Studi Cortexa – il Consorzio dei Produttori di Sistemi di Isolamento Termico a Cappotto, nato nel 2007 con l’obiettivo di promuovere questo sistema di isolamento – il mercato italiano dei Sistemi di Isolamento Termico a Cappotto si può quantificare in 17 milioni di metri quadrati applicati ogni anno, a fronte di un patrimonio immobiliare costituito nel 2014 all’incirca da 56 milioni di unità abitative residenziali, senza tenere conto degli immobili destinati ad altri usi.

I dati della Germania sono un valido termine di paragone per comprendere l’arretratezza del mercato italiano: a fronte di 41 milioni di unità abitative registrate nel 2014, in Germania vengono installati ogni anno circa 35/40 milioni di metri quadri di Isolamento Termico a Cappotto. Più del doppio rispetto all’Italia.

In Europa esistono infatti oltre 210 milioni di edifici, di cui il 40% è stato costruito prima del 1960. Ogni anno ne viene rinnovato circa l’1%, vale a dire che oltre 110 milioni di edifici necessiterebbero di interventi di efficientamento energetico.

I VANTAGGI ECONOMICI DELL’EFFICIENZA ENERGETICA. Oltre agli aspetti ambientali e di risparmio energetico, è importante sottolineare che le abitazioni ad elevata efficienza energetica valgono di più e si vendono prima: gli immobili nelle classi di consumo da A a D valgono in media il 12% in più rispetto agli immobili energivori e si vendono molto prima, con tempi di vendita del 18% inferiori rispetto agli immobili in altre classi di consumo.

Purtroppo l’intera filiera dell’edilizia e anche il consumatore finale non sono ancora sufficientemente informati per compiere la svolta verso un’edilizia sostenibile ed efficiente – afferma Diego Marcucci, Presidente del Consorzio Cortexa. Per fare un esempio: secondo un’indagine di Legambiente, il 56% degli italiani non sa quale sia la classe di consumo della propria abitazione, e quando la classe energetica è nota nel 39% dei casi si tratta di una classe G, e nel 6% dei casi di una classe A.

SERVE MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA. La nuova strategia di marketing del Consorzio Cortexa – presentata in conferenza stampa il 28 febbraio a Milano – prevede un ampliamento del target, per raggiungere non solo i progettisti, ma anche gli applicatori e i consumatori finali. Risponde a questo scopo lo sviluppo di una maggiore presenza digitale, che comprenderà anche un blog dedicato alle false notizie che circolano sul Cappotto – come il falso mito che il cappotto termico possa “soffocare” l’edificio, o che le pitture isolanti possano essere una valida alternativa. I nuovi strumenti affiancheranno il “Manuale di Posa del Sistema a Cappotto”, che in questi 12 anni si è affermato come punto di riferimento in Italia per i progettisti, gli applicatori specializzati e le imprese interessate a progettare e installare sistemi di isolamento a cappotto di qualità.

Ma in che modo il consumatore finale può verificare la qualità del progetto su cui intende investire? “Per un privato non è mai semplice valutare se sta investendo i propri risparmi su un intervento di qualità, che potrà portare reali vantaggi,” spiega Federico Tedeschi, Coordinatore della Commissione Tecnica del Consorzio Cortexa. “Questo vale in particolar modo per l’isolamento della facciata mediante applicazione del Sistema di Isolamento a Cappotto: un intervento di carattere tecnico e non solo estetico, la cui efficacia dipende sia dalla qualità dei materiali che della progettazione e della posa in opera. Tutti elementi che per un non addetto ai lavori sono difficili da valutare e verificare. Ma, anche grazie all’impegno di Cortexa, oggi i riferimenti sono diventati più chiari e i parametri da controllare ben definiti.”

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